Uno dei miei pallini ruota attorno alla definizione della mia identità, personalità.. e la ricerca di confini,di aggettivi, di punti fermi mi ossessiona e mi pone davanti molti più interrogativi che risposte.
Sarà che, in un tempo non troppo lontano, per l'ennesima volta, ho visto la mia vita stravolgersi, le mie certezze crollare, la mia quotidianeità, seppur assolutamente sterile, odiosa e soffocante, subire una brusca inversione di tendenza, dovuta, necessaria ma non per questo meno traumatizzante..
E uso il termine "traumatizzante" invece che "dolorosa", perché sono due cose diverse.
Il dolore lo provi quando in una situazione ci sei, ci stai bene, e all'improvviso vieni strappata da quella situazione.. e lì provi dolore, piangi, ti disperi, ma poi, pian pianino, passa.
Il trauma è tutta un'altra cosa. Non ci sei preparata, non come lo saresti a un dolore, perché lo sai che ogni tanto tocca soffrire, per crescere, ma ai traumi non ti prepara nessuno, e soprattutto nessuno te ne parla.
Chi l'ha subito se lo tiene per sè, e solo quando lo supera, forse, è pronto a parlarne.
Io ero traumatizzata, da una vita che odiavo che all'improvviso crollava, e io con lei.
Cacchio, uscire da una situazione di merda dovrebbe farti star meglio no? No.
E mica perché mi mancava quello che mi faceva male, ma perché mi ero fatta talmente tanto male, giorno dopo giorno, consapevolmente ma incapace di uscirne, che una volta uscita mi sono vista da fuori, e mi sono fatta schifo, rabbia e pena.
Mi resi conto solo in quel momento quanto non fossi capace di stare al mondo, quanto profondo fosse il vuoto che mi portavo dentro, al punto da riempirmi di vuoti costantemente, nelle amicizie, nell'amore e nel percorso accademico.
Facevo una facoltà che non mi dava niente, avevo una relazione insulsa, e la mia migliore amica aveva finito di deludermi uscendo di scena col botto, sputtanandomi ingiustamente.
Ho finito l'università, ho rivisto la mia migliore amica di recente non capendo niente di più di quello che sapevo già, cioè che le voglio ancora bene, ma non potrò mai più credere in lei e fidarmi di lei come prima, e la mia relazione insulsa è finita, se mai era iniziata.
Mi sono resa conto di tante cose, che ho voluto affrontare, tutte in una volta, senza gli strumenti, in un momento di profondo disagio emotivo.. peggio di così?
Avrei potuto farlo prima? No, perché prima avrei tenuto botta finché potevo, come ho fatto.
Le mie scelte non sono mai casuali, non sono mai prese di getto, sono pensate, decise. E sbaglio, sì, ma non mi pento mai di quello che faccio, perché tutto quello che faccio è avulso da motivazioni deplorevoli.. L'unica forse, latente e inconsapevole, è/era la tendenza a farmi del male.
Ma non come fa certe gente, in maniera plateale, giusto per attirare l'attenzione, per fare e farsi un po' pena, o per giustificare comportamenti altrimenti inaccettabili.
No, lo faccio pur non volendolo fare. E sto cercando di capire perché. E quando mi spezzo mi riaggiusto sempre da sola, magari, giusto, pretendo che in quelle fasi non mi vengano rotti i coglioni, cosa che succede puntualmente..
Chi ero prima? Chi sono ora? A volte mi sento così lontana da quella persona, altre mi sento sempre lì, ferma in certi stati, come in attesa, come quel cane che aspettava il padrone tutti i giorni alla stazione a quell'ora, e lo aspettò per giorni, settimane e mesi, anche quando il padrone non sarebbe più potuto tornare. Ma lui, il cane, aspettava. Perché sapeva che quel luogo era magico, in quel luogo l'avrebbe rivisto, e aspettava.
C'è una parte di me ferma da qualche parte che aspetta di vedersi arrivare incontro qualcosa che molto probabilmente non arriverà mai, perché il tempo è passato, perché quell' amore, quella base che ho perso troppo presto, non la recuperò mai.
Illudersi che nel luogo in cui hai smarrito qualcosa, tu lo possa ritrovare, quando si tratta di sentimenti, di fiducia e di ruoli stabiliti dalla natura, ma spesso rotti dalle circostanze, dalle debolezze, dalla fragilità umana, non serve. Non serve a curare la ferita rimanere nel posto in cui sei stata colpita.. conviene muoversi incontro a chi ti allunga la mano per soccorrerti, no? Ma le ferite sanno essere molto ostinate, cieche e ottuse.
E poi c'è una parte di me che cambia più in fretta di un camaleonte.
Vorrei riuscire a trovare la via di mezzo, tra una immobilità sterile e una corsa impazzita.
E in quella via di mezzo trovarmi.
domenica 20 ottobre 2013
venerdì 27 settembre 2013
Veh chi c'è.
Di nuovo qua.
Che strano.
Scrivere è una mania inestirpabile, un'esigenza, una cura.
E' strano come una come me, che di sè non dice mai niente,
che vive a basso voltaggio, nel silenzio, nel distacco dagli altri,
che se ne frega di avere amiche se vuol dire circondarsi di galline sciocche,
che appena ha un disagio si chiude a riccio,le parole non vengono, e spera solo che qualcuno le chieda "cos'hai?", ma mica uno a caso.. solo quei pochi degni di un briciolo di quella scarsissima fiducia che nutro nel genere umano..
sappia sfogarsi con tanta naturalezza in una pagina, che sia di carta o virtuale.
Lo spazio bianco,
l'interlocutore silente,
quello che puoi sporcare di ogni pensiero idiota, masochista, inutile, improduttivo..
Passo ogni istante a lottare,
nel moto volitivo che mi spinge verso il miglioramento e la vita,
contro quella infima spinta che vorrebbe sempre portarmi giù.
Mi sforzerò, senza in realtà riuscirci del tutto, di scrivere senza voler essere brillante,
senza pensare "a che penserà chi mi legge"?, senza modificare quello che scrivo perché interessata a fare una bella figura.
In fondo, tutto può avere una facile soluzione, e io vi illustro come:
se quello che leggete vi fa schifo, cliccate in alto a destra, dove c'è la x, la vedete? tac tolto il dente!
se quello che leggete lo leggete per farvi i cacchi miei, ahimè, vi ho incrociato di nuovo sulla mia strada, classici, banali e scontati poveretti con una vita totalmente insulsa inutile.... ma ehi, in fondo, siete in tanti, consolatevi (e poi tanto vi sentite comunque dei fighi, sempre a puntare il dito contro gli altri, mai verso di voi..vi piace vincere facile eh?)
...se invece quello che leggete vi smuove qualcosa, ricordi, emozioni, pensieri o sensazioni,
allora il mio scrivere adempie allo scopo,
che è quello di comunicare,
nel mio modo strano e sempre sulla difensiva,
quello che ho dentro, per condividerlo con chi possa capire.
Non so con esattezza se ho scritto in un italiano molto comprensibile,
scrivere a orari assurdi della notte non aiuta,
ma questi sono solo pensieri sparsi,
frammenti di emozioni messi nero su bianco.
E' il buon vecchio stream of consciousness, non l'ho mica inventato io, quindi non me ne assumo la minima responsabilità.
Bentornati.
Che strano.
Scrivere è una mania inestirpabile, un'esigenza, una cura.
E' strano come una come me, che di sè non dice mai niente,
che vive a basso voltaggio, nel silenzio, nel distacco dagli altri,
che se ne frega di avere amiche se vuol dire circondarsi di galline sciocche,
che appena ha un disagio si chiude a riccio,le parole non vengono, e spera solo che qualcuno le chieda "cos'hai?", ma mica uno a caso.. solo quei pochi degni di un briciolo di quella scarsissima fiducia che nutro nel genere umano..
sappia sfogarsi con tanta naturalezza in una pagina, che sia di carta o virtuale.
Lo spazio bianco,
l'interlocutore silente,
quello che puoi sporcare di ogni pensiero idiota, masochista, inutile, improduttivo..
Passo ogni istante a lottare,
nel moto volitivo che mi spinge verso il miglioramento e la vita,
contro quella infima spinta che vorrebbe sempre portarmi giù.
Mi sforzerò, senza in realtà riuscirci del tutto, di scrivere senza voler essere brillante,
senza pensare "a che penserà chi mi legge"?, senza modificare quello che scrivo perché interessata a fare una bella figura.
In fondo, tutto può avere una facile soluzione, e io vi illustro come:
se quello che leggete vi fa schifo, cliccate in alto a destra, dove c'è la x, la vedete? tac tolto il dente!
se quello che leggete lo leggete per farvi i cacchi miei, ahimè, vi ho incrociato di nuovo sulla mia strada, classici, banali e scontati poveretti con una vita totalmente insulsa inutile.... ma ehi, in fondo, siete in tanti, consolatevi (e poi tanto vi sentite comunque dei fighi, sempre a puntare il dito contro gli altri, mai verso di voi..vi piace vincere facile eh?)
...se invece quello che leggete vi smuove qualcosa, ricordi, emozioni, pensieri o sensazioni,
allora il mio scrivere adempie allo scopo,
che è quello di comunicare,
nel mio modo strano e sempre sulla difensiva,
quello che ho dentro, per condividerlo con chi possa capire.
Non so con esattezza se ho scritto in un italiano molto comprensibile,
scrivere a orari assurdi della notte non aiuta,
ma questi sono solo pensieri sparsi,
frammenti di emozioni messi nero su bianco.
E' il buon vecchio stream of consciousness, non l'ho mica inventato io, quindi non me ne assumo la minima responsabilità.
Bentornati.
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